Sono una volontaria di vecchia data.

Ricordo che ero qui nei primi giorni di apertura a pulire il portico dalle immondizie, di vecchia data anche loro. Erano gli oggetti lasciati lì da anni dai vecchi proprietari, conditi da escrementi di piccione. Non è stato un inizio esaltante.

Ma c’erano questi genitori fondatori pieni di energia, che guardavano avanti, c’erano i ragazzi che arrivavano un po’ alla volta e i volontari, tanti. E c’era una vicina di casa, Anglia, che faceva la pasta per tutti a casa sua. Per chi, che come me era appena andato in pensione, questo luogo pieno di cose da fare, di promesse e di futuro era una scommessa e una benedizione. C’era un progetto, che poi è diventato un altro e un altro ancora…lo spazio per lavorare, avere relazioni, mettere a frutto qualche competenza, sentirsi utili, c’era.

È passato tanto tempo da quando i ragazzi, alle prime raccolte di ortaggi, giocavano con le zucchine come fossero un microfono, correndo per i campi. Adesso qui si lavora. In tanti, a diversi livelli, con diverse mansioni.

Molti dei volontari di 10 anni fa ci sono ancora, magari con qualche acciacco in più, ma ci sono. E ne sono arrivati di nuovi, e sono rimasti. Perché questo è un bel luogo, dentro e fuori, con l’erba tagliata, la legna riposta in cataste ordinate, i fiori   sul portico e i girasoli davanti alle serre, gli attrezzi sempre aggiustati e messi al loro posto (grazie, Nino!).

Ed è anche un luogo aperto, dove vengono studenti italiani ed europei, scout, famiglie, altre associazioni, dove si proiettano film e si presentano libri…. C’è sempre da fare e da imparare.
C’è da imparare anche dai nostri colleghi, persone insostituibili che con la loro dedizione, le loro competenze, l’attenzione anche per le piccole cose, fanno letteralmente da motore alla fattoria: e penso alle file perfette dei pomodori di Paolo, all’organizzazione del negozio e dell’express di Cristina, ai laboratori di cucito di Fiorella, agli eventi che mette in piedi Sonia, un vulcano di idee e di progetti.

La maggior parte dei volontari è stata formata, in modo ufficiale o anche più informalmente, attraverso gli educatori, che ci indirizzano costantemente, perché non basta saper togliere l’erba, raccogliere gli ortaggi o servire in Frasca: sono poche le attività che non hanno a che fare con gli apprendisti, quindi tutti noi sappiamo che dobbiamo facilitare il loro lavoro, ma non sostituirci ad essi…ed è più facile a dirsi che a farsi. È dura trattenersi quando pensi che puoi salvare una piantina se ci metti le mani tu che sai come fare, a volte si perde la pazienza, e sembra che si ripetano gli stessi errori, ma non è così. In un corso Paola ci ha mostrato i progressi dei ragazzi, li aveva filmati in molte attività e, guardandoli anche da fuori, ho capito che il valore del nostro lavoro a fianco dei ragazzi è il sapersi TOGLIERE, questo è quello che fa la differenza. Affiancarsi e togliersi. Quando ci allontaniamo e vediamo che gli apprendisti continuano l’attività senza mediazioni dell’adulto, possiamo davvero essere soddisfatti del nostro lavoro, possiamo guardarli da lontano, da una giusta distanza e poi tornare e dire:” Avete fatto un buon lavoro!”, che è meglio di dire Bravo, o brava.

Ecco le loro parole

“Quando torno a casa, mi sento bene, ho imparato a conoscere e apprezzare i ragazzi, non c’è nessun sentimento pietistico”

“Il volontariato è una piccola terapia che ha aumentato la fiducia in me stessa, faccio parte con il poco che posso dare, di un grande sogno, quello che dò lo ricevo centuplicato”.

E ancora: “Noi volontari dobbiamo essere umili, imparare a non giudicare, non cercare il protagonismo, ma la collaborazione corale, è importante avere rispetto per il lavoro altrui e contribuire ad un clima sereno.”

“Noi tutti abbiamo le nostre piccole e grandi battaglie da combattere nella vita, ma, quando veniamo al PomoDoro, dovremmo lasciarcele alle spalle e cercare di stare bene con le persone. Questo fa bene a tutti.”

“È bello anche cimentarsi in attività in cui non hai le competenze, ma la voglia di imparare cose nuove. Questo fa bene alla testa, dopo tanti anni a fare lo stesso lavoro. L’esperienza del volontariato, per come la vedo io, non ha nulla di eroico. Si pensa, nonostante gli anni che passano, di sentirsi ancora utili, ci si mette a disposizione, si sperimenta l’essere appartenenti a una nuova comunità, con cui si condivide l’obiettivo sociale che coinvolge e responsabilizza tutti. Conosciamo i ragazzi e le loro famiglie e insieme cerchiamo di trovare risposte al futuro dei nostri apprendisti, pieno di ostacoli e di interrogativi.”

“Lavorando in squadra abbiamo l’opportunità di collaborare con persone che vengono da mondi diversi, da culture diverse, con cui è possibile confrontarsi, e questa è una ricchezza”

“Il volontariato al PomoDoro è raccogliere pomodori che sanno di sole, zucchine verdi, peperoni rossi e gialli, zucche arancioni e comporre cassette che sono opere d’arte. È fare una pausa caffè con i dolci di Sonia, parlando di viaggi, di libri, di noi…. È tornare a respirare quell’aria frizzante di speranza come quando eri giovane e pensavi che il mondo potesse cambiare.”

 

In questi ultimi anni post covid, se si può dire così, abbiamo ritrovato i ragazzi cresciuti e cambiati; dal punto di vista affettivo e sessuale sono giovani uomini e donne che affrontano la vita di relazione. E mentre si sbucciano patate, o fagioli, che sono attività tranquille, vengono fuori storie di amori, problemi, sogni, e sì,…lo so che bisogna dire di concentrarsi sul lavoro…ma in un certo modo sento che lasciarli esprimere è anche una forma di rispetto delle loro emozioni, è la possibilità di vedere il mondo con i loro occhi. È un regalo. È creare legami. Ho raccolto i pensieri di molti volontari per fare questo intervento e tutti hanno evidenziato la sensazione  del volontariato come benessere reciproco, di chi dà e di chi riceve. 

Certo, ci sono momenti difficili, a volte ci si scontra, i compiti non sono proprio piacevoli o viene richiesto un grande impegno, i volontari sono quasi tutti pensionati, se hanno cominciato a lavorare a 60 anni, ora ne hanno 70…ci vorrebbero persone più giovani o… meno radicchi! Ci consola il fatto che il più anziano di noi, Francesco, ancora usa la zappa e quando arriva al PomoDoro, magari in un giorno diverso dal solito dice: “Ciao, sono passato di qua, che è un po’ casa mia.

 

E concludo con un pensiero ai volontari del direttivo che secondo me preferirebbero perfino tornare a pelare le cipolle che essere presi dai mille problemi della sostenibilità economica. I compiti che devono affrontare sono pesanti e complessi, lo sappiamo. Ma ci auguriamo tutti che resistano, mantenendo in vita insieme a noi questo luogo perché qui troviamo, bellezza, benessere, relazioni. Qui possiamo imparare anche a superare la nostra visione particolare per far parte di un progetto che guarda avanti, perché è impagabile, quando arriviamo, sentire i ragazzi da lontano che ci salutano e ci chiamano.

Il bello di essere qui.

 

Rosanna Rossi, volontaria